Il tempio
L'orientamento
La facciata
La scalinata
L'ingresso
La navata
L'altare

Capitolo I
IL TEMPIO NELLA SACRA SCRITTURA
E NEL SUO SIMBOLISMO


   Il tempio è sempre stato inteso come luogo dove abita Dio e l'uomo può incontrarLo.
    Leggendo la Bibbia si può dire che sono stati gli incontri che Dio ha avuto con alcuni uomini che hanno dato occasione a stabilire il «luogo» della presenza di Dio.
    Non è nostra intenzione estendere il discorso del Tempio a tutta l'esperienza umana, ma intendiamo restringerlo a quanto ci offre la Bibbia.
    I Patriarchi, nei loro spostamenti da un luogo all'altro, nel momento in cui si incontrano con Dio o stabiliscono con Lui un patto, costruiscono un altare e invocano il nome del Signore. Sichem, Betel, Bersabea restano per Abramo luogo di incontro con Dio, di dialogo e di preghiera.
    Isacco non si comporta diversamente dal padre; proprio a Bersabea, di notte, il Signore gli appare e gli ripete gli impegni presi con Abramo. Anche Isacco innalza un altare in quel luogo e invoca il nome del Signore.
    Giacobbe, alla fine del suo sogno, «prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità e chiamò quel posto Betel, mentre prima si chiamava Luz. Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio,» . Lo stesso Giacobbe, quando arriva alla città di Sichem, acquista un pezzo di terra per piantarvi la tenda. «Qui eresse un altare e lo chiamò El, Dio di Israele»
    El è il nome più antico attribuito a Dio. Nel Vecchio Testamento è usato sia per indicare il nome di Dio, in genere, sia quello degli idoli. Ad indicare l'unico, vero Dio: «Benedetto il Signore sempre; ha cura di noi il Dio della salvezza. Il nostro Dio è un Dio che salva; il nostro Dio libera dalla morte» . «Non c'è Dio fuori di te che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto» .
    Betel (Bet-el) significa luogo in cui Dio si rivela, ma nello stesso tempo Egli parla, fa alleanze, promesse, riceve promesse e preghiere.
    Man mano che nella lettura della Bibbia, dal Genesi in poi, si va avanti, i luoghi della presenza di Dio prendono diversa forma e significato: il roveto ardente, la tenda del convegno immagine del futuro tempio di Gerusalemme; il popolo eletto perché tempio di Dio è quel popolo che compie la sua volontà; la colonna di fuoco e di nubi; la dimora', l'arca; Silo.
    Abbiamo fatto un elenco dei vari significati e realtà che il tempio prende nella Bibbia, camminando un po' con Dio da quando ha cominciato ad essere nomade con Abramo fino a quando si è stabilito con il suo popolo in Gerusalemme. Qui la figura e il concetto di tempio si stabilizza di più, proprio perché Dio stabilisce la sua dimora in Gerusalemme; poi tale figura passerà anche alla Chiesa e, infine, alla Gerusalemme celeste che sarà il tempio esterno di Dio.

    La Gerusalemme terrestre
    Il profeta Geremia chiama Gerusalemme «Trono del Signore»; il profeta Ezechiele: «Là è il Signore»; il profeta Isaia: «Città del Signore, Sìon del Santo d'Israele»
    Per questa presenza di Dio, Gerusalemme diventa la città santa per eccellenza.


    Il Tempio di Salomone

    Nella Gerusalemme terrestre, meglio in Sion, si colloca il tempio di Salomone.
    Il giorno della dedicazione del tempio, quando Salomone finisce la sua preghiera, «cadde dal cielo il fuoco, che consumò l'olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio». Il tempio prende il posto della tenda dell'esodo e nel tempio Dio sì stabilisce nel e con il popolo suo, pronto però a ritirare la sua presenza quando esso diventerà infedele.
    Questo popolo, però, quando sarà in esilio, e il tempio è già ormai profanato e distrutto, penserà a Gerusalemme con nostalgia; quando pregherà, si volgerà verso di essa e il suo tempio. Proprio per questo atteggiamento lahvè ritornerà con il suo popolo: «Su chi volgerò lo sguardo? Sugli umili e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola» . Su questi uomini umili, dal cuore contrito e obbediente alla sua parola Dio costituirà il suo nuovo tempio che Ezechiele descrive minuziosamente: non è una costruzione di pietra, ma ha un significato profetico.

    Il popolo eletto
    Il Signore Sceglie come suo tempio una realtà viva: il suo popolo. Difatti dice: «Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e io non vi respingerò. Camminerò in mezzo a voi, sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo». Successivamente il Signore farà risaltare questa idea molto importante: di essere stato sempre nel suo popolo e non in un tempio.
La chiarezza di questa idea si illumina di più nel momento in cui Gerusalemme e il suo tempio vengono distrutti e il popolo è deportato in Babilonia. Dio rimane sempre nel suo popolo.

    Gesù Cristo
    Chiama il tempio di Gerusalemme: «casa di mio Padre», «casa dì preghiera».
Poi Gesù aggiunge: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
    Con queste parole Gesù dichiara finito il modo comune di pensare il tempio, come «fatto da mani d'uomo» ; d'ora in poi il vero tempio, la vera dimora di Dio tra gli uomini è la sua stessa persona.
    Nella sua Persona, oltre il popolo ebreo, tutti i popoli troveranno la loro casa di preghiera perché egli giustificherà tutti e «raccoglierà in unità i figli di Dio dispersi» mediante il suo sacrificio e la sua resurrezione. «Egli è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione cioè la inimicizia, abolendo, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizione e di decreti. per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, e fare pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto ad annunciare la pace: pace per voi che eravate lontani e pace per coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in uno solo Spirito». Segno di questa realtà è che Egli muore «fuori della porta della Città», cioè fuori del tempio, a significare che il rito antico dei sacrifici era abrogato ed ormai iniziava il tempo in cui Dio sarebbe stato adorato ovunque «in spirito e verità», ovunque ci fossero persone unite dalla fede in Cristo Gesù.
    Il Corpo umano di Gesù Cristo è il vero tempio in quanto contiene la presenza del Figlio di Dio: «Il Verbo sì è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi». La carne umana è diventata tale nel seno di Maria SS.
    Inoltre Gesù afferma di sé di essere «qualcosa più grande dei tempio» il suo corpo sarà distrutto dagli uomini, ma risuscitato da Dio e tale corpo risorto, «non fatto da mani dell'uomo», diventa il vero tempio messianico.

    La Chiesa, tempio di Dio
    Cristo, morto e risorto, è il principio della nuova creazione. il principio della vita nuova da cui l'umanità viene trasformata e resa un unico corpo con Lui e ciò dà luogo alla Chiesa.
    Questo corpo o Chiesa è tempio di Dio; tale è anche ogni battezzato. San Paolo scrive: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita con voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio che siete voi»; ancora: «Siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In Lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo del Signore; in Lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito».
Il concetto della Chiesa, popolo di Dio, come tempio, appare già nell'esodo, quando Dio non aveva tempio ed era con il suo popolo.
    S. Paolo qualifica i cristiani nella loro realtà totale come tempio di Dio: «Siete tempio di Dio, e lo Spirito di Dio abita con voi». Poi ammira questo tempio ed esclama: «Santo è il tempio di Dio che siete voi».
Inoltre, questo tempio è una costruzione viva, non statica ma dinamica: «In Lui (Cristo) ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in Lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito».
Dio ha progettato questo tempio, come ogni costruttore progetta qualsiasi edificio: ha un fondamento formato dai profeti e dagli apostoli, che ci annunciano la fede in Cristo con la Parola e la testimonianza; ha una pietra angolare (di fastigio), Cristo; uno forza dì crescita che rende ben compaginata la costruzione: la fede in Cristo; il modello da realizzare: il Corpo, di Cristo, «finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto nella misura che conviene nella piena maturità di Cristo».
C'è, quindi, un tempio solo: la Chiesa, con un solo Dio, con una sola fede, con un solo sacrificio: l'Eucarestia. Emerge anche la legge che regge questo tempio: l'unità nello Spirito. Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio e in essi prega e rende testimonianza della adozione filiale.

    Il corpo del cristiano, tempio dello Spirito Santo.
    I testi di Paolo già citati precedentemente sono validi per renderci fermi nella convinzione di essere tempio di Dio. Riportiamo un'altra affermazione di Paolo molto importante: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenente a voi stessi? Infatti, siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo».>
Lo Spirito Santo è in tutto il Corpo Mistico, ed è tutto nelle singole parti di cui ne fa anche un tempio. Le singole parti se sono tempio dello Spirito Santo sono anche membra del Cristo: «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?» attraverso le quali Cristo agisce. Il Battesimo costituisce il cristiano figlio di Dio in Cristo; gli dà la possibilità nello Spirito di chiamare Dio: Abbà, Padre, e di vivere in Cristo una vita nuova tale che questa si manifesta come vita di Cristo. L'abitacolo di tutta questa realtà è il nostro corpo che diventa tempio di Dio e che viene riscattato e redento dall'essere un «corpo di peccato», «un corpo votato alla morte», per essere destinato «alla risurrezione e alla vita». Per questo i nostri corpi sono di Dio, devono servirlo e glorificarlo specie offrendosi come ostia gradita a Dio: «Vi esorto, dunque fratelli per la misericordia di Dio ad offrire i vostri corpi come sacrificio, vivente, santo e gradito a Dio; é questo il vostro, culto spirituale». Sacrificio e tempio non sono separati e la santità del tempio consiste nella santità dei cristiani stessi. Dio si trova nel suo tempio quando si trova nell'anima fedele che con amore aderisce alla sua volontà: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il padre mio lo amerà e noi verremmo a lui e prenderemo dimora presso dì lui».

    Maria
    Tempio, in modo particolare è da considerare Maria Vergine dal momento in cui essa accetta di diventare la Madre del Verbo Incarnato: «Lo Spirito Santo scenderà su dì te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio».

    L'Universo
    Numerosi sono i passi biblici che considerano l'Universo come Tempio di Dio e come Dio riempie l'Universo.
    I serafini «proclamano l'uno all'altro: Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria»; L'Universo è il trono di Dio; «In ogni luogo sono gli occhi di Dio, sentono ì malvagi e i buoni»; «Lo Spirito del Signore riempie l'Universo, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce»; «Essa (la sapienza) sì estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa»
    Nella cosmologia assiro-babilonese e assiro-fenicia il tempio è una rappresentazione simbolica dell'Universo ".
    Il tempio era considerato il centro e il vertice dell'Universo e, di conseguenza, il punto dal quale si diramava tutta la creazione e in particolare i fiumi. Giuseppe Flavio vede nella gran porta del santuario, una vasta apertura senza battenti, la figura del cielo immenso e senza limiti.
    In genere, gli antichi vedevano delle corrispondenze simboliche tra ciò che costruivamo e le realtà cosmiche. S. Paolo sottolinea il valore dell'estensione cosmica della salvezza acquisita da Gesù Cristo mediante la croce, la discesa agli inferi, la risurrezione e l'ascensione al cielo. Ciò spiega come l'Universo intero era stato coinvolto nella colpa dell'uomo, e come Cristo è principio della nuova creazione. Il vero tempio dì Dio è il cielo.

    Gerusalemme celeste
    Il tempio rappresenta la Gerusalemme celeste, il mondo trasfigurato, il mondo nuovo assoluto. Gli ornamenti, più o meno costanti, dei portali delle chiese medievali più importanti, riportano questi significati. In particolare, sul portale, il timpano. In esso è rappresentato, in genere, la scena del giudizio universale in tutta ampiezza o ristretta nella raffigurazione della Deesis, o la scena dell'Apocalisse, oppure l'Ascensione o la Trasfigurazione. E' il Cristo glorioso che trionfa, seduto su un trono con la destra benedicente e nella sinistra un libro aperto, qualche volta chiuso, attorniato dai quattro animali della visione di Ezechiele, o dai dodici Apostoli, o dagli Angeli e, spazio permettendolo, da queste realtà e altre unite e disposte gerarchicamente come si vedono, in genere, nella icona del giudizio universale. L'archivolta che contiene il timpano è decorato dalla vite e, alle volte, dai segni dello Zodiaco.

    Il simbolismo del tempio e delle sue parti

    Abbiamo cercato di esporre i significati principali del Tempio ricavandoli dalle Sacre Scritture. Altri affiorano dalle letture del tempio stesso e delle singole sue parti.
    L'arte sacra è l'espressione del Divino in quanto in essa le verità trascendenti prendono forme visibili facilmente recepibili da tutti nel contesto della loro bellezza espressiva.
    E' l'azione di Dio che per mezzo del Verbo diventa arte, bellezza con la creazione dell'Universo: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di Lui niente è stato fatto di ciò che esiste». Ci dà la dimensione di ciò che significa l'incarnazione del Verbo e di essa ne è un prolungamento. Il Concilio II di Nicea (a. 787) dà la giustificazione di quanto affermato: «Il Verbo ìncircoscrittíbíle del Padre si é lui stesso circoscritto nel divenire ... Restaurando l'immagine deformata nella sua forma primitiva, egli la penetra della bellezza divina. Confessandone la fede, noi la riproduciamo nella pace e nelle azioni».
    A questo punto appare chiaro come l'artista del sacro dev'essere un credente, deve conoscere bene la verità della fede e le relative pratiche; inoltre non può abbandonarsi soltanto alla sua fantasia e alla sul inventiva, ma questa la deve incanalare nel contenuto oggettivo del sacro che vuole rappresentare. «L'estetica si riallaccia, gerarchicamente, alla cosmologia e tramite questa all'ontologia e alla metafisica». Se oggi l'arte sacra è in decadenza, non piace, è perché questi principi sono venuti a mancare. Dai vari simboli biblici a cui precedentemente abbiamo accennato, da altri che abbiamo tralasciato e da altri che esamineremo, conoscendo le singole parti del tempio, appare che questo è la sintesi dì tanti elementi che portano Dio e portano la sua grazia ad impregnare l'uomo di divino e l'uomo ad immergersi in Dio, azione che saranno definitive nell'ultimo giorno, quando, secondo San Paolo: «Tutto sarà sottomesso (al Figlio) e, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti». L'icona del Pantocrator è l'espressione artistica più completa dell'affermazione paolina.
    Quando precedentemente, attraverso le indicazioni bibliche, abbiamo detto che il tempio rappresenta la Gerusalemme terrestre, il popolo di Dio, l'universo, Gesù Cristo, la Chiesa, il corpo del cistiano, la Gerusalemme celeste, abbiamo voluto descrivere alcuni simboli cosmologici e teologici. Per noi che viviamo in una società materialistica ed utilitaristica la considerazione di questi simboli è essenziale per aiutarci a ritrovare una certa conoscenza teologica e ti potranno aiutare a riscoprirle e riviverle. Appare chiaro come la considerazione di quest'ultimi siano per noi molto essenziali, vivendo in una società materialistica ed utilitaristica; non devono sfuggire alla nostra considerazione proprio perché, come dicevamo nell'introduzione, per questo motivo scriviamo questo libro.
    Perduta una certa conoscenza, teologica, i simboli cosmologici, le figure, potranno aiutarci a riscoprirla e a riviverla.

    Prefigurazione del tempio
    Il tempio non è stata un'invenzione improvvisa, ma piuttosto un'evoluzione di situazioni e di esigenza - da parte di alcuni interessati fino a quando Dio stesso non ha indicato a Mosé la tenda. Tutto fu prefigurato, compreso il tempio di Gerusalemme in rapporto a Gesù Cristo. Simeone di Tessalonica scrive: «Il tempio fu prefigurato nel Vecchio Testamento: Abele, per immolare i suoi sacrifici, eresse un altare su cui Dio odorò un odore di soavità ... Noè fece un altare, Abramo ne costruì un altro, volendo immolare suo figlio, e ivi il Signore volse lo sguardo. Giacobbe eresse delle pietre, santificò l'altare, e anche ivi Dio volse lo sguardo ... Più evidente quello di Mosé. Era santo il tabernacolo fatto con pelli e tutto ciò che vi era dentro l'arca e la mensa, che prefiguravano la santa Vergine ... » .

    L'orientamento del tempio
    L'orientamento del tempio non è un fatto marginale ma essenziale. Se oggi i nuovi maestri non ci tengono più e vediamo le chiese costruite verso tutti i punti cardinali è perché ignorano i significati.
    Il tempio deve avere l'orientamento in direzione ovest-est; l'abside deve guardare l'est, il volto dei fedeli, che si trovano nella navata, deve essere rivolto a levante, al punto dove sorge il sole. Cristo è la luce dell'uomo, e il «Sole di gíustizia», «l'Oriente». L'uomo dev'essere sempre orientato verso Dio. Già all'alba deve attendere il suo Dio. «Si deve prevenire il sole - dice il libro della Sapienza 66 - per renderti (a Dìo) grazie e pregarti allo spuntare della luce»; si deve vivere in questo orientamento in modo da svolgere l'attivitá della giornata nella pienezza della luce. Gesù ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della Vìta». In quasi, tutto le chiese rupestri si trova sempre il Cristo in trono, con la mano destra benedicente e nella mano sinistra un libro aperto dov'è scrítto: «Io sono la luce del mondo». Questa concezione di orientamento era viva e alla portata di mano nei cristiani fino al XV-XVI secolo; i crístiani erano consapevoli di essere loro stessi «luce del mondo» ma luce ríflessa, specchi per cui dovevano sempre essere rivolti verso la Luce vera per illuminare. Sant'Agostino ci dice che «quando noi stiamo in piedi per pregare, ci giriamo verso oriente, il luogo dove sorge il sole». Ma questo atteggiamento non si limita solo alla quotidianeità del vivere, ma si proietta verso la prospettiva finale dell'Ultimo Giorno quando il Signore verrà «come folgore dall'Oriente e brillerà fino ad Occidente». Quest'ultimo motivo sottolinea il grande valore che ha l'oríentamento voluto dalla Liturgia.
    Pensare di trovarsi in una chiesa orientata secondo le regole liturgìche, vedere, dalla grande finestra policroma dell'abside, entrare i raggi del sole che illuminano l'altare e il presbiterio: quali emozioni possa produrre nei fedeli e quante convinzioni possa rendere più stabili!

    La facciata
    La facciata del tempio guarda l'ovest, il punto cardinale dove il sole tramonta e la luce è scarsa. Rappresenta il mondo profano, il mondo delle passioni, il mondo a cui, nel giorno del Battesimo, si è rinunciato. Vediamo infisse sulle facciate delle chiese teste o mezzi bustí, in orízzontale, di bestie feroci. L'uomo entra in chiesa, attraverso la porta, con tutte le sue passioni; si purifica con i riti liturgici; è illuminato dalla Parola di Dio, adora e, attraverso la navata, va verso l'altare (processione alla Comunione) per incontrare e rìcevere la Luce e diventare luce e uscire dal tempio, trasformato, attraverso la porta che guarda il mezzogiorno: la pienezza del sole.

    Il tempio simbolo dell'Unità e della Trinità di Dio
    L'unità del tempio e le sue parti principali: nartece, navata e, absíde sono state sempre viste come simbolo dell'Unità e della Trinità di Dio. Questa interpretazione vede la sua raffigurazione anche nella lettura del Tabernacolo eretto da Mosé. Questo, diviso in tre parti, rappresentava l'Unità e la Trinità di Dio; così pure il tempio di Salomone.
    Sappiamo che le parti del tempio salomonico erano: il Sancta Sanctorum, il Sancta e il Sancta comune: ombre che prefiguravano quelle che sono le verità. Pertanto il nostro Presbiterio - o bema nella Liturgia Orientale, o come viene spesso chiamato: il Sacratissimo Santuario - rappresenta il luogo dei «supercelesti e dei superni, dove dicono che vi sia il trono di Dio immortale, o il luogo della quiete».

    Il tempio simbolo del mondo
    Il tempio, in quanto casa di Dio, rappresenta tutto il mondo in quanto Dio è ovunque e sopra ogni cosa come è tutto presente nel tempio; di conseguenza, come il tempio, anche il mondo si divide, pur restando nella sua unità, in tre parti: cieli, terra, inferi e, di conseguenza, è sempre presente l'icona di Dio in tutta la sua realtà.

    Il tempio è la casa di Dio
    E' il termine più popolare che conosciamo tutti del tempio fin dalla nostra fanciullezza. E la realtà più semplice che tutti i credenti hanno capito come motivazione di questa costruzione.
    «Il tempio è la casa di Dio; è santificato dalla grazia divina per le preghiere dei sacerdoti ... la sua (di Dio) gloria, potestà e grazia è in esso; il suo Nome è invocato in esso e con il suo Nome anche il nome di alcuni santi ... Non diciamo che il tempio è soltanto una casa, ma è la casa santa, santificata dal Padre per il santissimo Fìglio nello Spíríto Santo. Questo e il Tabernacolo della Santissima Trinitá ... Il tempío é la casa di Dio da Lui consacrata e da Lui abitata ... Le divine potenze esercitano nei templí la loro forza; si scorge la presenza dei santì angeli; si compiono prodigi, sono esaudite le preghiere, si compiono guarigioni. E quelle cose che nei templi sono senza anima (vivente): l'acqua, le pietre, le colonne, i veli, gli utensili di ferro, producono i loro effetti non per propria capacità ... Si, queste cose operano per grazia di Dio che su di esse è stata invocata, per virtù del Nome divino che ad esse si è aggiunto, per santificare noi. Dunque, dov'è l'invocazione della beata Trinità, dì essa, che è il solo Dio, tutto è santo, opera,, guarisce e rende servizio per grazia». Questa lunga citazione di S. Simeone ci fa capìre come nulla nel tempio sia inutile e tutto sta lì per noi, per santificarcí, per metterci tutti nella realtà di Dio e trasfigurarci.
    La stessa pulizia del tempio e la bellezza del pavimento rappresentano la bellezza, la purezza, il decoro dei santi come pure la giocondità del paradiso, giacché è stato detto che il tempio rappresenta il paradiso.

   
La scalinata del tempio
    La scalinata rappresenta la salita della «Santa Montagna». E' un concetto universale che si trova presso tutte le religioni, perché tutti i popoli hanno costruito i loro templi sulle alture. La montagna è simbolo della potenza divina ed invita a salire verso Dio. Essa rappresenta «la rottura di livello che rende possibile il passaggio da un modo di essere ad un altro». Salire simboleggia «la via verso la realtà assoluta e, nella coscienza profana, accostarsi a questa realtà provoca un sentimento ambivalente di paura e di gioia, di attrazione e di repulsione, ecc. Nel simbolismo della scala sono implicate le idee di santìficazìone, di morte, d'amore e di liberazione».
    Gli ebrei costruiscono il tempio sul monteSion; salire verso il tempio per loro è fonte di gioia, è salire verso Dio: «Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore ... Là salgono ìnsíeme le tribù, le tribù del Sìgnore». «Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti».
    Il Golgota, per i cristiani, diventa la nuova «Santa Montagna». Anch'esso si trova al centro del mondo, come si trovava il tempio salomonico; è il punto in cui è incominciata la «nuova creazíone», come si trovava al centro del mondo il paradiso in cui fu creato Adamo. Il paradiso terrestre era l'ombelico della terra e, secondo la tradizione cristiana ortodossa, e in particolare quella siriaca nel libro «La Caverna dei tesori», Adamo fu creato al centro della terra, nel medesimo punto in cui, poi, doveva elevarsi la croce di Cristo. Ivi Adamo fu anche seppellito. Il Sangue dì Cristo, scorrendo dalla croce, redimerà il progenitore e tutta l'umanità. Il Golgota diventa la montagna della salvezza.
    L'autore della Lettera agli Ebrei scrive: «Vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al Sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quella di Abele. Guardatevi, perciò, di non rifiutare Colui che parla». Salendo, i cristiani vanno ad ascoltarLo nella sua dimora.
   
    L'ingresso nel tempio
    L'ingresso nel tempio non è una cosa da nulla, come, del resto, l'entrare nella casa di qualcuno. All'ingresso delle antiche cattedrali, come delle antiche ville, troviamo appostati due leoni di pietra o draghi o arcieri. Sono i custodi della soglia che stanno a ricordarci tutte le nostre responsabilità e il rispetto che bisogna portare al luogo in cui si sta per entrare.
    «Aperte le porte ... noi entriamo nel tempio divino come in paradíso, nel cielo ... ciò è significativo: per noi sono aperte le cose celesti; nel Sancta Sanctorum troviamo la via, saliamo verso la luce, avvicinandocí familiarmente per stare vicino al trono di Dio.
Camminiamo verso l'orìente, verso il santuario e come tra nubi, tra divine parole e cantì, come nell'aría, siamo rapiti a1l'ingresso, dall'incontro con il Signore che, ascendendo ìn cielo, ci eleva con sé, ci ha mostrato la via per essere sempre e dovunque con il Signore, per noi si è immolato» .

    La porta
    L'ingresso della chiesa può avere una o tre porte. L'unica porta sta ad indicare l'unico Dio che stiamo per incontrare. Le tre porte sull'unica facciata ci stanno a ricordare la SS. Trinìtà nell'Unità della iostanza.
    La porta prende anche un significato cristologico in forza del rito della consacrazione della chiesa, durante il quale il vescovo unge con l'olìo santo gli stipiti e l'architrave, dicendo: «Questa porta, sìa benedetta e consacrata ... sia un'entrata di salvezza e di pace, sia una porta di pace per intercessione di Colui che si è chiamato «La Porta», nostro Signore Gesù Cristo».
    S. Efrem vede in Gesù «Porta» il Cristo-Giudice. Cosi canta negli Inni del Paradiso: «Per questa porta avidamente (il paradiso) aspira il beato, - lo accarezza nel suo cuore e se lo culla sul suo petto, - Que. sta porta si apre e l'accoglie nelle sue viscere, - Ma se ella ha per qualcuno una profonda ripugnanza, - se ne sbarazza e lo getta fuori, - Porta dell'esame (del giudizio), innamorata degli uomini! - Da allora (dal sacrificìo del Cristo) forgiata, prendi la chiave del paradiso - La porta accorre verso di te; radiosa ti sorride. - Porta tutta discernente (giudicante), misura quelli che entrano - e giudiziosamente - si fa piccola e grande. - Innalzandosi alla taglia e al rango di ciascuno, - con le sue misure, ella fa vedere - se egli è perfetto o mancante... Felice colui che s'affretta verso di essa».

    La navata
    E' la parte dove prendono posto i fedeli. Esprime la realtà umana, terrena e cosmica che va - navata richiama la nave - verso oriente, verso l'altare, verso il Sole divino e finisce nell'abside, nel Sancta Sanctorum.
    Alle volte essa è attraversata da un'altra navata più corta detta «transetto» e dà al tempio la forma della croce, al centro della quale dovrebbe stare l'altare e su questo la cupola.
    Questa realtà esprime «l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza, la profondità, l'amore di Cristo».
    Sta anche ad esprimere la «Rosa dei venti».

    Le colonne
    Rappresentano la solidità dell'edificio, sia esso architettonico, sociale o personale. Scuoterle significa compromettere tutto.
    Sansone, prigioniero dei Filistei, schiacciò i suoi nemici, abbattendo «le due colonne di mezzo» su cui poggiava il tempio.
    La colonna, con la base e il capitello, rappresentano l'albero della vita: la base significa le radici, il fusto il tronco, il capitello il fogliame e i frutti. Tutto questo sta ad esprimere la vita infusa nell'edificio, il suo sviluppo e il suo espandersi.
    Esprimono anche la natura con i suoi alberi e i suoi frutti che lodano il Creatore.
    Se il pavimento della chiesa rappresenta la Terra e la volta il Cielo, le colonne rappresentano gli elementi che sostengono la volta celeste e nello stesso tempo sono mezzi di comunicazione tra Cielo e Terra.
    Sono l'«Axis mundi». «Vicino ad un axis mundi, che si ritiene si trovi al Centro del Mondo, l'uomo può comunicare con le potenze celesti». Grazie a questa comunicazione permanente con il cielo, l'esistenza umana è garantita; ciò permette all'uomo e, in particolare al cristiano, mediante la grazia, una continua ascesa che lo porta alla trasfigurazione divina di sé stesso, che è il fine della sua esistenza terrena.
    Nel mondo pagano romano c'era questa concezione. La colonna traiana, ad esempio, evoca in centoquindici scene gli episodi più salienti dell'Imperatore Traiano. Ciò oltre ad esprimere la su riconoscenza verso gli dei, significa anche la sua divinizzazione. La colonna rappresenta la potenza che assicura la vittoria e la immortalità (la non dimenticanza) dei suoi effetti.
    I santi Pietro e Paolo vengono chiamati le due colonne della Chiesa perché rappresentano la potenza di Dio nell'uomo e la potenza dell'uomo sotto l'efficacia dell'energia divina.
    Le colonne delle nostre cattedrali, in genere, sono dodici, sei
    a destra e sei a sinistra. Stanno a significare i dodici apostoli, sostegno della Chiesa. Il Gilles ci vede anche i vescovi, successori degli Apostoli, che mantengono con la predicazione la vita della Chiesa.
    La colonna rivela anche il senso di una teofania. Quando gli Ebrei escono dall'Egitto, il Signore andava avanti a loro: «durante il giorno, sotto la forma di una colonna di nube per indicare loro la via; durante la notte, sotto la forma di una colonna di fuoco per illuminarli». La liturgia della Veglia pasquale evoca tale simbolo, ricorda ai neofiti di essere diventati luce; di conseguenza, per la loro trasparenza, attraverso sé stessi, debbono lasciare filtrare la luce divina. Fedeli a questo mandato, essi stessi diventeranno «colonne nel tempio». Nel libro dell'Apocalisse Cristo dice: «Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e della nuova Gerusalemme che discende dal cielo».
    Inoltre, non possiamo passare sotto silenzio le due colonne poggiate, in genere, su leoni, che vediamo ai lati della porta principale di molte nostre chiese risalenti all'XI - XII - XIII secolo. Richiamano alla mente le due colonne di bronzo fatte costruire da Salomone per l'entrata del tempio dal ramaio Khiram di Tiro. Si chiamavano Iachin quella dì destra e Boaz quella di sinistra; avevano ì capitelli a forma dì giglio (o di loto, secondo altre traduzioni). Nel 586 a.C. furono fatte a pezzi e portate a Babilonia. Queste colonne sono di bronzo perché il bronzo, metallo sacro, è segno dell'alleanza indissolubile del cielo e della terra, garanzia dell'eterna stabilità di questa alleanza.
    Il nome della colonna di destra: Iakim significa solidità e stabilità; Boaz. quella di sinistra, forza. La solidità, la stabilità del tempio e della religione che queste colonne esprimono, stanno soltanto nella forza e nella potenza di Dio.
   
    I capitelli
    Se le colonne rappresentano gli alberi, i capitelli rappresentano i rami, le foglie e i frutti. Ancora: se le colonne rappresentano gli Apostoli e i vescovi loro successori, i capitelli rappresentano la predicazione, l'interpretazione della Parola di Dio, in cui i fedeli trovano frutti di meditazione e dì regola di vita.

    L'altare
    E' il centro del tempio; è il centro del mondo. L'altare è assolutamente necessario e senza di esso non ci sarebbe il tempio. «Il tempio è santo per l'altare; senza altare non vi è tempio ma solo una casa di orazione».
    L'altare, infatti, è la tavola del Sacrificio, della Cena con la quale gli uomini entrano in comunione con Dio e tra loro stessi. L'altare li raduna esteriormente e li fonde interiormente, tanto da formare l'unico corpo di Cristo che adora, loda, ringrazia, implora il Padre.
    Il prefazio per la consacrazione dell'altare riallaccia l'altare cristiano a tutti gli altari che i grandi del Vecchio Testamento hanno innalzato a Dio. L'altare cristiano è la sintesi di tutta la religiosità degli uomini di tutti i tempi con la quale si sono rapportati a Dio.
    C'è da fare un passo avanti, però; il nostro altare è conforme all'altare celeste. E questa realtà che gli dona ancora più importanza, più sacralità; la nostra Liturgia imitando la Liturgia celeste., dà a noi maggiore credibilità presso Dio che accetta l'offerta del nostro altare con quel gradimento con cui accetta l'offerta dell'altare celeste. Nel Canone primo dei Messale, detto anche Canone Romano, dopo la consacrazione, il sacerdote prega: «Ti supplichiamo, Dio Onnipotente, fa che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull'altare del ciclo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di quest'altare, comunicando al santo mistero dei corpo e sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo».

Abbiamo detto che l'altare é il centro del mondo. Questo concetto è a fondamento dei simbolismo di tutta l'architettura del tempio. Non è un centro geografico, s'intende, ma un centro simbolico, basato sul, simbolismo geometrico.
    L'universo è immaginato come una sfera. Il centro è il punto più importante perché da esso parte e ad esso tende ogni creatura. Per esso passa l'asse del mondo che permette ad ogni creatura di mettersi in contatto con Dio che è il centro spirituale e l'origine e il fine della creazione.
    L'altare concretizza il punto d'intersezione dell'asse che congiunge il pavimento, simbolo della realtà terrena, con il cielo rappresentato dalla cupola, nella quale, nelle antiche chiese, splende il Pantocratore.
    Dio si rende visibile nel Pantocratore, così il mondo celeste entra in contatto con il mondo terrestre e viceversa. Dio «ha operato la salvezza nel centro della terra». Il sacrificio offerto sull'altare ristabilisce la comunicazione assiale con Dio e riapre la «porta del cielo».

La collocazione dell'altare è a centro dell'incrocio del transetto con la navata centrale o a centro del semicerchio dell'abside. Questo centro è il vero centro del tempio. «La veneranda mensa nel mezzo dell'abside, rappresenta la tomba di Cristo, il mistero della passione santa su cui si immola l'ostia vivente ed universale ... E' chiamata mensa perché Gesù è per tutti cibo vivo e delizia; pane perché rafforza, calice del vino perché letifica, vivifica, riscalda, inebria e cambia in una bellissima trasformazione; l'acqua con il vino perché purifica, produce sobrietà, irrora, irriga e dona la possibilità di produrre frutti e fornisce virtù varie. Tutti guardano la stessa mensa e tutti proporzionalmente partecipano. E' il cibo opportuno del Signore; conviene alle persone ragionevoli e colui che nutre è il Verbo».
    Sulla mensa dell'altare vengono scolpite cinque croci: una a centro, le altre ai quattro angoli, e al momento della consacrazione dell'altare. il vescovo su di esse brucia l'incenso, mentre i cantori invocano lo Spirito Santo. «Le quattro croci significano che Cristo ha riscattato le quattro parti del mondo ... La croce che è a centro dell'altare significa che il Salvatore ha compiuto la nostra redenzione al centro del mondo, cioè a Gerusalemme».

Gerusalemme, infatti, era considerata dagli ebrei il centro del mondo; il centro di Gerusalemme il tempio; il centro del tempio il Sancta Sanctorum.
    Questi simbolismi vengono espressi anche da S. Ignazio di Antiochia: «Riunitevi nello stesso tempio di Dio, ai piedi dello stesso altare, e questo altare è Cristo»; S.Massimo il Confessore: «L'altare è il cuore dell'edificio ... l'altare è Cristo»; S. Cirillo Alessandrino: «L'altare di pietra di cui parla Ezechiele 20,24 è Cristo»; S. Ambrogio: «L'altare è l'immagine del Corpo di Cristo»; Esichio di Gerusalemme: «Questo corpo (di Cristo) è veramente chiamato un altare».

Nella S. Scrittura si trova il fondamento di questa identificazione dell'altare con Cristo: nel Deuteronomio il Signore è rassomigliato alla roccia: «La Roccia che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato»; in Isaia: «Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti». Ancora Isaia: «Dice il Signore Dio: ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà». San Pietro riprende il discorso ed applica al Messia: «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo. m offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo dì Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede non resterà confuso» . Il profeta Daniele: «La pietra staccatasi dalla montagna». San Paolo: «Hanno urtato così contro la pietra d'inciampo come sta scritto: Ecco io pongo in Síon una pietra dì scandalo e un sasso d'inciampo, ma chi crede in lui non resterà deluso». «Tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava e quella roccia era il Cristo».
    Se l'altare di pietra simboleggia Cristo e i cristiani sono «pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale» siamo di fronte alla realtà della Chiesa, dell'assemblea ecclesiale. Ora di questa assemblea l'altare è il centro spirituale, perché rappresenta il Cristo invisibile, ma realmente presente in mezzo ai credenti. Siamo nella realtà del Corpo Mistico.
    Nicola Cabasilas ci dice che l'altare rappresenta il Cuore di Cristo che con il suo sangue infonde la vita a tutte le membra; come pure rappresenta il cristiano che sull'altare del proprio cuore deve sacrificare il proprio io.