Il tempio
L'orientamento
La facciata
La scalinata
L'ingresso
La navata
L'altare

Capitolo V
    SESSANT'ANNI DI VITA PASTORALE
   

L'attività pastorale della Parrocchia di S. Giuseppe ha una scansione ben definita: dal 1931 al 1946; dal 1946 al 1975; dal 1975 ai giorni nostri.
   
    1931-1946
    primo periodo si può considerare di conoscenza, di ambientazione, di iniziazione. La responsabilità parrocchiale è direttamente assunta dagli Arcivescovi di Bari: mons. Curi e Mons. Mimmi, che sono rappresentati dal delegato arcivescovile Don Antonio Carucci.
    Questa realtà giuridica potrebbe sembrare anomala. Ma la giustificazione la troviamo proprio nel Decreto Arcivescovile per l'inaugurazione della Parrocchia emesso nella festa dei santo Natale 1930 che così recita: «Visto il Rescritto Pontificio in data 6 maggio 1930 sulla sistemazione finanziaria della nuova Parrocchia, gravata di obbligazioni per la costruzione del Tempio e che viene affidata alla diretta e completa dipendenza dell'Arcivescovo che ha la facoltà di nominarvi per la cura attuale un proprio Delegato ... la cura della nuova Parrocchia, è riservata temporaneamente all'Arcivescovo che ha il diritto di nominarvi a suo beneplacito un proprio delegato» .
   
La costruzione della «fabbrica» della chiesa era iniziata nel 1913 e si era protratta fino al 1930; diciassette anni sembrano troppi per noi dell'era atomica in cui tutto si risolve in tempi celeri. Le difficoltà finanziarie, i tempi duri della prima guerra mondiale e della successiva ricostruzione, non favorivano certamente la soluzione definitiva dell'opera iniziata. Inoltre, la popolazione non era ricca tanto da poter risolvere autonomamente i problemi in tempi brevi.
    Restava da fare la pavimentazione, il campanile, la casa canonica. La Santa Sede, saggiamente, vedeva nell'autorità del Vescovo la capacità e la possibilità di reperire fondi per il completamento della parrocchia e delle sue strutture, liberando l'incaricato da noie che l'avrebbero distolto dall'urgente azione pastorale da avviare. L'inaugurazione del tempio fatta l'8 settembre, in quattro mesi di semplice attività cultuale, avrebbe dato la possibilità di far constatare come tutto corrispondeva, come previsto, alla soddisfazione dei bisogni spirituali dei fedeli che esigevano che l'attività pastorale fosse completata da quella che può svolgere soltanto una Parrocchia canonicamente eretta e funzionante. C'è ' inoltre, da evidenziare il fatto che mons. Vaccaro, il 2 agosto 1920, aveva emesso già il decreto che «costituiva» la nuova parrocchia canonicamente eretta; riconosciuta, poi, civilmente con Regio Decreto del 12 dicembre 1920. Mancava soltanto il segnale di partenza.
    Delegato Arcivescovile per la nuova parrocchia fu nominato Don Antonio Carucci, della Segreteria Arcivescovile. Non era della diocesi barese, ma un sacerdote che mons. Curi aveva portato con sé dalle Marche, un uomo vivace che sapeva accattivarsi la simpatia della gente.
    Non ci fu sin dall'inizio un'azione pastorale d'urto tale da far diventare la nuova Parrocchia un centro di attrazione per la città di Bari, quale era esistita fin dal 1909 nella mente dì mons. Vaccaro: un baluardo contro il mondo anticlericale-laico-massonico che era molto florido nella città, come già in altra parte ne abbiamo parlato. Ciò non fu dovuto a mancanza di iniziativa pastorale, ma l'ubicazione della chiesa era quasi isolata, in aperta campagna. L'attuale via A. Vaccaro, per esempio, era orto con spiazzo sul quale posteggiavano le carrozze o i traini di coloro che venivano da lontano alle celebrazioni nella chiesa di S. Giuseppe.
    Man mano che la città si sviluppò verso la zona Est con la costruzione del lungomare, degli uffici, delle caserme, si svilupparono anche le abitazioni civili, che agli inizi degli anni cinquanta segnavano come termine in via Sonnino: via Egnazia da una parte, la caserma dell'Aeronautica dall'altra; poi venne il boom edilizio.
    La nuova chiesa, però, perché «bella» divenne subito motivo di attrazione dei giovani sposi che la sceglievano per la celebrazione dei loro matrimoni. In epoca in cui l'incremento demografico era legge, non c'è da meravigliarsi se, sfogliando i registri matrimoniali del tempo, specie in certe giornate particolari con premio dei regime, le celebrazioni dei matrimoni incominciavano alle cinque del mattino e finivano alle quindici del pomeriggio, ultima ora canonica per celebrare secondo il vecchio Diritto.
    L'attività pastorale si svolse secondo il cliché normale del tempo: amministrazione dei Sacramenti, Novene, Tridui, Quaresimali. La preparazione alla Prima Comunione e Confessione, con il Catechismo di Pio X, avveniva durante il tempo di Quaresima
    Durante la seconda guerra mondiale del 1940-1945, l'attività pastorale, pur rimanendo nei suoi schemi, ebbe maggiore attenzione ai bisogni dei parrocchiani per la maggior parte operai, impiegati, agricoltori e una piccola realtà medio-borghese.
    La presenza in loco di vari uffici importanti e di comandi militari aveva dato la possibilità alla Parrocchia di assumere un molo più spiccato e di poter dare inizio ad una pastorale catechistica e caritativa più organizzata.
    Grazie, anche, ai validi vice-parroci che collaboravano attivamente con il delegato arcivescovile, la pastorale catechistica incominciò a prendere l'arco di tutto l'anno. Nacquero le classi di catechismo secondo un criterio scolastico vero e proprio, per i fanciulli. I ragazzi, i giovani, gli adulti venivano catechizzati secondo i testi e le direttive didattico pedagogiche dell'Azione Cattolica e degli Scouts.
    L'azione caritativa è organizzata dalle Dame di Carità e dalla Conferenza di S. Vincenzo che cercano di fronteggiare i disagi che la guerra crea nelle famiglie.
   
    1946-1975
    Il primo novembre 1946 segna per la Parrocchia di S. Giuseppe una svolta di grande importanza. La chiesa di S. Giuseppe incomincia ad essere quella che era stata pensata da chi l'aveva voluta: un centro di attività e di attrazione pastorale per tutta la città di Bari.
    C'è il cambio dei responsabili: al delegato arcivescovile Don Antonio Carucci succede Don Michele Schiralli con il titolo, pleno jure, di parroco.
    Questi giunge alla realtà parrocchiale dopo un lungo periodo di lavoro come vice-parroco, insegnante di Religione nei licei di Bari, come assistente diocesano e regionale del Movimento dei Giovani di Azione Cattolica.
    L'incarico di assistente aveva offerto a Don Schiralli la possibilità di conoscere bene la realtà giovanile che emergeva nella città di Bari, della provincia e della regione; di formare in essi la vera fisionomia cristiana mediante incontri culturali, ritiri ed esercizi spirituali specifici, incontri personalizzati, stimoli per una formazione professionale cristiana all'altezza dei tempi.
    Questa ricca esperienza gli permise di organizzare l'attività pastorale della Parrocchia di S. Giuseppe in una chiarezza, espressa, in termini correnti, di «fedeltà a Dio e dì fedeltà all'uomo».
    Egli é cosciente che ormai le vecchie strutture ecclesiali, che si sono prolungate per secoli ed hanno mantenuto una relativa fisionomia cristiana nelle popolazioni, stanno crollando sotto i colpi di una crescita smisurata di un mondo materialista e pagano.
    Occorre ricostruire la Pastorale della Parrocchia partendo dalle radici dommatiche della Chiesa, «intesa come società gerarchica sacramentaria-comunitaria e come Corpo Mistico».
    In questa realtà occorre leggere e vivere il Mistero Cristiano, che si attualizza nell'azione pastorale, con la continuazione della missione di Cristo Re, Profeta, Sacerdote e che si esprime nella realtà della Pastorale della Parola di Dio, della Liturgia, della Diaconia, intesa come servizio, carità corporale, spirituale e apostolato.
   
    Il concetto di Parrocchia
    La Parrocchia, nella mente del primo parroco di S. Giuseppe, è l'espressione più immediata della realtà della Chiesa offerta all'esperienza dei fedeli, tramite la quale Cristo s'inserisce nel suo popolo ed entra nella storia personale di ogni uomo e, questi, in quella della Chiesa e di Cristo.
    La Parrocchia è fonte e scuola di vita cristiana, ordinata ad iniziare e ad educare l'uomo al Mistero di Cristo tramite i Sacramenti e la guida della gerarchia. La sua vitalità dipende dall'efficacia della sua catechesi, dell'azione liturgica e dall'intensità della sua vita ascetica. Questo perché la Parrocchia non è una realtà soltanto numerica, ma una realtà i cui membri, inseriti in Cristo, vivono la sovrabbondanza della grazia divina che si diffonde negli altri uomini mediante uno spirito missionario, testimoniale e comunitario.
    Perciò, essa ha in sé una dinamica che la rende capace di essere perennemente nuova, adattando la sua funzione al corso dei tempi e dei luoghi, per cui «domani, forse dovrà adattare la propria funzione all'unita dell'Europa e del mondo».
    La figura del parroco è primaria, in quanto espressione della gerarchia e, in particolare, del Vescovo, che opera «nella parrocchia con i tre poteri di ordine, di giurisdizione e di insegnamento ... la sua presenza fa la Chiesa e la fa come Cristo la volle, con tutte le garanzie di verità e di vita divina».
   
La sua attività, la sua pastorale punta ad avere un contenuto liturgico, catechistico ed «ascetico educativo» per arrivare a costruire la «communitas» dei primi secoli che il logorio del tempo ha fatto scomparire, procurando tutto un profondo ed esasperato individualismo religioso. Don Schiralli tira conseguenze abbastanza drastiche.
    Come nei tempi antichi il catecumeno era esaminato prima di ricevere il Battesimo, così si dovrebbe fare oggi, specialmente per chi chiede il sacramento della Cresima e del Matrimonio. «L'esame dovrebbe arrivare a infliggere pene severe ai cristiani di cattiva volontà (quelli cioè) ... che sempre sono assenti dalla catechesi, dalle altre assemblee religiose e che menano, notoriamente, vita mondana» (Don Schiralli aveva il dono della prospettiva della Storia e, secondo questo dono, impostava la sua azione pastorale. Di questo sono testimone di vari colloqui avuti da lui, in questo senso, con il prof. Giovanni Modugno, il dott. Natale Loiacono, il padre Giuseppe Ricciotti ed altre personalità baresi e forestiere).
   
A questo punto corre la necessità di rivedere tutto il culto privato ed esterno, il culto spettacolo, tutto ciò che certe strutture hanno introdotto. Occorre ridare alla «sacra assemblea» la sua finalità di «strumento organizzativo e sociale» che deve curare la liturgia, la catechesi, l'ascetica; essa, però, dev'essere «diretta e controllata dal Parroco ... Di qui l'urgente necessità che il parroco sia, in seno alla parrocchia, veramente tutto»: organizzatore, animatore, direttore sia dell'assemblea come delle singole anime, educatore, «il sacerdote di Cristo nelle opere ... Il parroco non va sorpassato, aggirato, tenuto come un manovale ... come una povera cinghia di trasmissione». Da queste affermazioni si possono tirare le conclusioni circa la personalità di Don Schiralli, il suo temperamento, la sua apparente durezza, i suoi interventi alle volte irruenti.
    L'apostolato parrocchiale, quindi, consiste nel continuare la missione di Cristo con diretta responsabilità di tutta la comunità verso il' mondo intero, e del singolo cristiano verso le singole membra del Corpo Mistico. I suoi mezzi essenziali per realizzare questo apostolato sono: la S. Messa, i Sacramenti, la catechesi, la stessa comunità, la preghiera, la virtù, il sacrificio, e poi anche l'azione.
    L'apostolato della parrocchia di S. Giuseppe corre su un binario, di cui la prima rotaia è la comunità cristiana, l'altra la comunità profana, perché tutte e due queste realtà devono essere compenetrate dallo Spirito di Cristo. Il sacerdote ha la responsabilità di badare all'ambito ecclesiastico, mentre il laico a quello profano. Dì qui il doppio oggetto dell'apostolato parrocchiale: il primo l'assemblea domenicale, la catechesi, la carità; il secondo è dato dall'attività che ogni uomo deve svolgere in seno alla civitas.
    Oggetto dell'apostolato è la persona umana; soggetto è la persona umana convinta e formata al mistero di Cristo che deve personalizzare tale mistero nell'altra, al di sopra di qualsiasi attività orchestrata da organizzazioni.
    Ambiente, centro missionario, campo di azione di questo apostolato è la parrocchia che suppone per la sua attività una coscienza comunitaria, sacramentale, gerarchica ascetica. Tale realtà così impostata «diventerebbe anche il controllo della partecipazione alla sacra assemblea e alle varie catechesi; diventerebbe la base e la ragione di una doverosa selezione nella situazione confusa che si è creata negli ultimi tempi» .
   
Da questa realtà di controllo e di selezione scatta anche la modalità della disciplina dei fedeli, il criterio di selezione: annotare assenze e presenze come mezzo di formazione cristiana, facendo valere. quale conditio sine qua non, una seria disciplina. In questo modo la «sacra assemblea» può diventare anche punto di richiamo, dì riferimento e di dimostrazione franca di vita religiosa per tutti i lontani.
   
    La pastorale catechistica
    La catechesi è vista come esposizione organica e sistematica del Mistero di Cristo, ordinata alla fede più che alla cultura del cristiano. Deve, perciò, nascere, esprimere e riportare alla Scrittura. Non può essere un fatto generico, ma esige, di fronte alle fortissime sollecitazioni antireligiose, laiche e materialistiche, di diventare un'azione specifica secondo le fasce di età, secondo il sacramento da celebrare, secondo le situazioni in cui viene a trovarsi l'uomo moderno. Ciò richiede un corpo di catechisti di alto livello culturale e ricca vitalità soprannaturale, agganciato alla gerarchia e alla comunità.
    Occorre che la catechesi non prescinda dalla Liturgia, abbia un contenuto biblico, con sufficiente metodo pedagogico; che ì catechisti sappiano apprezzare, riconoscere e trasmettere, per educare, il grande valore della grazia santificante. Ciò porterà a formare «l'essere» del cristiano che consiste nella conformità a Cristo; il «sapere» del cristiano come conoscenza della Parola di Dio, dei contenuti della Grazia, dei Comandamenti; il «saper fare», cioè: «il possedere l'attuale capacità» costante e spontanea «di rivivere l'ideale: Cristo» e farLo vivere.
    Tutta questa impostazione ideologica, scorreva attraverso una organizzazione, che aveva come prima struttura la Congregazione della Dottrina Cristiana. In essa venivano affrontati e risolti i vari problemi: programma annuale, attrezzature, sussidi.
    In seno alla Congregazione vi era una Commissione con il compito di studiare tutte le iniziative per la catechesi con collegamento alla Liturgia (qui intesa come frequenza e partecipazione alla Messa) e alla pratica della carità. Esisteva anche l'indispensabile Segreteria.
    La divisione tecnica della Catechesi rispettava le fasce di età.
    Per i fanciulli che si preparavano alla Prima Comunione, alla catechesi domenicale, si aggiungeva un mese intensivo di preparazione, con solenne apertura, in cui avveniva la consegna delle domande di iscrizione, da parte dei genitori, dei propri figli al corso di preparazione alla Prima Comunione.
    La catechesi dei Fanciulli ricalcava la suddivisione delle classi della scuola elementare, con relativi registri e attrezzature. A questa realtà materiale si cercava di dare un'anima attraverso la formazione di vita di gruppo, uno spirito di famiglia dove ognuno sperimentava il vivere cristiano in tutti i suoi aspetti possibili in un ambito parrocchiale. Per tutto ciò si contava specialmente sullo spirito di sacrificio del catechista.
    Le lezioni, con gradualità, comprendevano tutto: il Galateo come norma di correttezza cristiana per frequentare e stare in chiesa: silenzio già prima di entrare in chiesa, entrato in chiesa fare il segno della croce con l'uso dell'acqua santa, genuflessione, preghiera di saluto a Dio appena giunti al proprio posto. L'uso della Sacra Bibbia, come diretto contatto con la Parola e la Legge di Dio; la Catechesi vera e propria come rapporto fede-vita che doveva avere il suo sbocco nella Liturgia e nella vita ascetica. La formula catechistica: era considerata come il punto di arrivo e si cercava di memorizzarla.
    In questo cammino di fede si dava grande rilievo, con esercizi di pietà per i fanciulli, all'Ottavario dei morti, alla novena dell'Immacolata e del Natale, alla Quaresima, all'adorazione del Giovedì Santo, alla Via Crucis del Venerdì Santo e ad altre Feste Liturgiche.
    Rilievo particolare si dava alla visita della Cattedrale e del Cimitero. Molta importanza si dava alla carità; i fanciulli venivano accompagnati a fare visita ai poveri della parrocchia dai catechisti e dai componenti la Conferenza di S. Vincenzo.
    La catechesi dei pre-adolescenti, adolescenti e giovani era realizzata nei gruppi di Azione Cattolica e degli Scouts.
   
    La catechesi degli adulti.
    Aveva tutta una sua fisionomia e una sua dinamica. Punto fondamentale: catechizzare tutto ciò che si fa in chiesa, in modo da rendere i partecipanti coscienti del mistero che si celebra e renderli attivi nella liturgia e coerenti nella vita. Di conseguenza, contenuto della catechesi era il mistero della Trinità, il mistero di Cristo, dei Sacramenti, tutto rapportato all'uomo.
    In questa realtà, l'omelia prendeva un particolare rilievo tanto che nelle domeniche di inizio d'anno pastorale, d'Avvento, di Quaresima e in altre circostanze particolari, essa veniva tenuta, in tutte le Messe, dal parroco.
    Durante la Quaresima la catechesi diventava giornaliera, con Settimane specializzate, Corsi vari ed Esercizi spirituali per i più impegnati.
    A questa catechesi generale per gli adulti, vi era la catechesi agli adulti delle singole associazioni, per i professionisti, per gli adulti nei «passaggi obbligati».
    E' in questo periodo che iniziano nella parrocchia di S. Giuseppe, e di conseguenza anche nella diocesi di Bari, i corsi pre-battesimali ai genitori e padrini dei battezzandi, ai genitori dei fanciulli della Prima Confessione-Comunione-Cresima, i corsi per i cresimandi adulti, i corsi prematrimoniali. Si era convinti che i fedeli, almeno in queste circostanze, erano messi in condizione di comprendere e approfondire il sacramento che stava per essere celebrato. In occasione delle feste principali dell'anno, negli uffici pubblici residenti in parrocchia, si teneva una catechesi della durata di tre giorni, che si concludeva in chiesa con la celebrazione dell'Eucarestia.
   
    La Scuola
    Punto nevralgico della pastorale parrocchiale era il problema della scuola e dell'educazione cattolica.
    Nella scuola e nella vita concreta la filosofia materialistica era proclamata e vissuta.
    A tutti era chiaro correre ai ripari. Si parlava di Scuola e di Educazione cattolica, ma ci si muoveva poco. La preoccupazione era quella di far correlare ai cattolici scuola e vita cristiana, al di là di una realtà fatta soltanto di istruzione e di nozionismo. Si trattava di offrire unta educazione completa che plasmasse l'educando dall'interno, giacché i fattori di una vita cristiana puramente esterna stavano crollando. Occorreva sostenere la catechesi con la scuola e la cultura.
    Molta tranquillità, forse, offrivano in Bari la presenza delle molte scuole tenute dai PP. Gesuiti e da alcuni Istituti di suore. Ma non erano sufficienti. Occorreva rendere più popolare la scuola cattolica trasferendola in parrocchia.
    Non appena si ebbe la possibilità, nella parrocchia di S. Giuseppe, accanto alla chiesa, nacque la scuola cattolica parrocchiale sotto la responsabilità e il controllo personale del parroco, ma gestita da Suore. Comprendeva, per alcuni anni, dall'asilo alla scuola media d'obbligo; poi soltanto asilo e scuola elementare. Dal 1989 la scuola parrocchiale è totalmente gestita da insegnanti laici, in quanto le Suore sono andate via.
   
    Le Suore

    Nell'anno scolastico 1957-58 prende avvio la scuola parrocchiale che viene affidata alle suore dell'Istituto S. Cuore della serva di Dio Clelia Merloni.
    Nel settembre 1958 la scuola passa nelle mani delle suore dell'Istituto Maria Bambina delle Sante Bartolomea Capitaneo e Vincenza Gerosa.
    Il tutto corre a gonfie vele; i parrocchiani sono contenti, anche perché le attività collaterali non mancano e gli incontri con i genitori degli alunni fanno sentire la scuola come familiare, una cosa tutta loro.
    Nessuno pensi, però, che le suore abbiano solo il compito dell'insegnamento. La loro attività ha un più largo raggio.
    Il loro apostolato rende più viva la pastorale parrocchiale. Le troviamo nell'opera della Catechesi per tutte le fasce di età. La loro preparazione didattica, oltre quella dottrinale, dà nuovo impulso ed interesse, specie con l'uso dei più moderni mezzi che i mass-media mettono a disposizione.
    L'oratorio festivo acquista una nuova fisionomia. Con la parte ricreativa prende maggiore consistenza quella formativa con colloqui personalizzati, attività di gruppo, esperienze di vita cristiana che servono a formare la vera personalità.
    Le suore organizzano una buona scuola di Pallacanestro, dalle quali viene fuori qualche squadra che si cimenta in tornei interni tra Istituti Scolastici.
    Anche dalla scuola di Pianoforte escono dei buoni allievi.
    Come si vede, l'attività culturale prende buona parte del tempo delle suore dell'Istituto di Maria Bambina.
    Inoltre, esse sono presenti nell'animazione liturgica delle messe festive e domenicali; nell'assistenza ai poveri che visitano periodicamente.
    Si rendono tramite di un gemellaggio tra la Comunità parrocchiale di S. Giuseppe e una Comunità missionaria della Tailandia, per la quale, durante l'anno, vengono organizzate delle pesche missionarie, il cui ricavato viene inviato ai fratelli tailandesi.
    Nel 1989 le suore vanno via per ridimensionamento delle comunità dell'Istituto di Maria Bambina da parte delle Superiori Maggiori.
   
    Il cinema parrocchiale
    Non meno importante della scuola si presentava per Don Schiralli il problema dei mass-media e del cinema in particolare. La resa senza condizione dell'Italia agli Alleati, alla fine della guerra, aveva aperto la porta a tutte le possibilità di «americanizzazione» degli italiani. La pornografia cominciò ad allargare il letto del suo fiume; sporadiche reazioni verbali si facevano vive, quando era necessaria una organizzazione forte e valida degli onesti, e dei cristiani in particolare, per ostacolare la fiumana.
    I cattolici che, a quei tempi contavano sette quotidiani in tutta Italia e oggi appena uno, si davano da fare per propagandare la «Buona Stampa» con foglietti mensili di informazione e un libriccino: «SOS» per le indicazioni cinematografiche.
    Si cominciò a propagandare il cinema parrocchiale; si inventò il «passo ridotto» dei 16 mm., per offrire ai cristiani un divertimento filmistico selezionato e «censurato», giacché case cinematografiche cattoliche non ce n'erano e né ci sono.
    La parrocchia di S. Giuseppe provvide ad attrezzarsi di una sala cinematografica, dapprima nel salone retrostante la chiesa, per il solo sabato e domeniche. Agli inizi degli anni cinquanta costruì una sala cinematografica vera e propria, ben attrezzata, secondo il modo di pensare di quel tempo e che chiamò «Cinema Felix».
    Il parroco personalmente revisionava tutte le pellicole e dove c'era da tagliare lo faceva senza complimenti, con la ribellione delle agenzie cinematografiche e qualche volta del pubblico che si esprimeva con mugugni.
    La domenica mattina c'era lo spettacolo gratuito per i fanciulli che avevano il tesserino a posto con la frequenza al Catechismo e alla celebrazione dell'Eucarestia.
    La sala parrocchiale riuscì a dare una certa tranquillità morale alle famiglie che volevano assistere ad uno spettacolo sereno e mandare i loro figli con la sicurezza di non causare loro turbamento di alcun genere,
    Vicende varie, dopo molti anni, portarono alla chiusura del cinema che, ristrutturato e modernizzato, riapri i battenti nel febbraio 1977 con il nome di «Esedra», che riprese le sue finalità e risponde efficacemente a tutte quelle motivazioni per cui deve esistere una sala cinematografica parrocchiale.
   
    Il campo
    Diciamo subito che il campo era una vera palestra pastorale. Non era riservato solo ai tesserati di Azione Cattolica o degli Scouts, ma vi confluivano ragazzi e giovani di tutta la parrocchia; il nucleo più numeroso era quello di via Spalato, dei due palazzi dei ferrovieri. Erano i tempi in cui il Calcio Italiano ricominciava a far luce, erano in arrivo gli stranieri e ad alcuni giovani giocatori parrocchiani che in certo qual modo si mettevano in vista, venivano attribuiti come nomignoli, i cognomi dei giocatori stranieri.
    I giovani giocatori di calcio della parrocchia di S. Giuseppe erano veramente bravi e molti militavano nel campionato italiano dalla serie A fino alla seconda divisione: ì fratelli Patino, i fratelli Maccagni, i fratelli Masiello ecc. sono dei punti di riferimento che danno lustro.
    Ma l'importanza del campo non era quella sportiva fisica ma quella spirituale-formativa. Mentre si svolgevano le partite nella più corretta disciplina sia dei giocatori che degli spettatori, i vice-parroci e i delegati e le delegate dei gruppi associativi svolgevano i loro colloqui con ragazzi, giovani; facevano direzione spirituale.
    A partita calcistica finita, continuavano queste altre partite a quattr'occhi, che si prolungavano fino alle 22 in via ordinaria, ma spessissimo si andava oltre.
    Il campo sportivo parrocchiale potrebbe raccontare la storia più vera della gioventù della Madonnella - Per rione Madonnella e Parrocchia S. Giuseppe negli anni '40-'60 era da comprendere la zona che va da via Abbrescia (numeri dispari) al canalone (attuale Sacrario) - di questo periodo in esame. Moltissimi di quei giovani sono diventati ottimi funzionari, professionisti, dirigenti e anche, per qualcuno, personaggi di una certa rinomanza. Il rispetto e la correttezza verso gli altri, dei quali nessuno è venuto meno, ci impone il silenzio.
   
    La pastorale liturgica
    La Liturgia è vista come il centro della vita della Parrocchia e del fedele. Essa deve distruggere la realtà di un culto senz'anima, dì espedienti umani, di surrogati organizzativi. Il cristiano dev'essere un iniziato al Mistero Cristiano mediante l'Anno Liturgico, i Sacramenti e l'Eucaristia, in modo che esso possa vivere la pietà nel suo valore più alto e comprensivo, nella comunione con Cristo e con la Trinità. La pietà privata resta nell'ambito dello sforzo personale che il cristiano deve
    fare mediante la meditazione, i propositi per realizzare in sé ciò che ha meditato, e nello stesso tempo pervenire al mondo meraviglioso di Dio.
    L'Anno Liturgico, scandito dall'Eucaristia domenicale, diventa il poema che la parrocchia canta al Padre per mezzo di Gesù Cristo nell'unione dello Spirito Santo. L'anno liturgico è visto, in tale dimensione, come l'essenza della parrocchia, come il luogo dove «fare entrare quasi ufficialmente le singole catechesi»
    L'Eucarestia resta il centro vivo della Parrocchia. Di questo centro il fedele deve conoscere tutto, deve trovare ogni mezzo adatto per partecipare degnamente e con frutto.
    Per questo motivo occorre spogliare il fedele dal suo individualismo religioso e farlo entrare nell'unità di Cristo e di tutti i membri della comunità per la celebrazione dell'Eucarestia.
    Il fedele deve prendere coscienza del valore ascetico e testimoniale della sacra assemblea; partecipare all'Eucarestia non per non commettere un peccato di disobbedienza al precetto festivo, ma per «ringraziare».
   
    La catechesi socio-politica
    Con la ricostruzione dell'Italia dopo una guerra perduta e con l'emergere dei partiti e dei sindacati, don Schiralli, rifacendosi alla buona tradizione cattolica in materia, vede chiaro che la Chiesa ha il dovere dì formare una coscienza cristiana circa le responsabilità dei cattolici di fronte alle nuove emergenze della società italiana.
    I cattolici hanno vinto le elezioni politiche del 1948 con l'aiuto dello spauracchio del comunismo e con la improvvisazione dei Comitati Civici; così si prosegui per vari anni sia per le elezioni amministrative che politiche che seguirono.
    Don Michele incomincia a formare intorno a sé un gruppo di professionisti di un certo rilievo, affinché divenissero guide e maestri dei cittadini, in modo da rendere questi consapevoli dei loro diritti e doveri, dell'esercizio della libertà civile, del conseguimento del bene comune e del come stabilire ì rapporti fra cittadini e pubblici poteri; rendere í cattolici consapevoli del loro potere di provvedere all'autorità che deve guidarli, di essere responsabili nel praticare il diritto-dovere di collaborare alla vita della comunità politica, diventare portatori di una moralità nuova e di una competenza che riconduce la storia nei piani dì Dio. «Il cattolico deve sentire come doveroso la valutazione continua e la verifica costante delle forme storiche e concrete della vita politica. Attraverso un dialogo interno di obbligo, deve essere sempre pronto nello sforzo di ricercare non l'unità del fronte, ma l'attualità e la verifica del bene comune.
    E, com'è naturale, qui non ci sono impegni di obbedienza o di partiti che tengano. Questi aspetti della vita politica della comunità, dopo varie esperienze aberranti, costituiscono il ritorno della storia ai piani di Dio ed esprimono il contenuto e le leggi, vorrei dire teologiche, dell'umanità e della storia» .
   
Lui pensa ad un Istituto di Studi Sociali e Politici che liberi i cristiani dai paternalismi e dagli intrallazzatori; che formi e guidi le comunità cristiane ad essere consapevoli del significato e dell'uso dei loro diritti e doveri socio-politici; sappia interpretare i segni dei tempi nel territorio ed indicare l'azione con cui i cristiani devono operare sulle loro scelte pratiche per la soluzione dei problemi Socio-politici.
   
    1975-1990
    Mons. Michele Schiralli morì il 2 luglio 1975 dopo una malattia protrattasi per ben undici anni. Undici anni di esemplarità di sofferenza vissuta con coraggio e disponibilità completa ai vari medici e chirurghi che ha dovuto incontrare e sottostare; esemplarità e coraggio dimostrato nella sua lunga agonia consumata nella serenità, nell'impegno pastorale di chi sente la responsabilità di dare le ultime disposizioni, fare le ultime esortazioni affinché tutto fosse proseguito per il meglio.
    L'impegno pastorale di mons. Schiralli è rimasto attivo fino agli ultimi giorni. Quando dal mese di aprile del 1975 ebbe il vicario adiutor pensò di ritirarsi a Bari, in un appartamentino predisposto alle spalle del cinema, per poter proseguire il suo apostolato tra i professori universitari e altre personalità del mondo politico.
    Il periodo di successione si può dividere in due fasi: transizione e sistemazione.
   
    Fase di transizione
    Succedere a certe personalità ed ereditare tutta la complessa realtà non è facile per alcuno. Ma questo non costituiva una difficoltà insormontabile per Don Ignazio Fraccalvieri. Sette anni di vice-parrocato vissuti con Don Michele con lealtà, sincerità e vero affetto, accompagnate da altrettanta dignità e confronto, davano garanzia che nulla di quanto di meglio era stato realizzato dal predecessore sarebbe stato distrutto; quanto di più attuale e aggiornato richiedeva l'attività pastorale, con la spinta conciliare condotta con equilibrio, sarebbe stato realizzato.
    Le difficoltà si presentarono numerose, e di diverso genere. Alcune derivanti dalla situazione precaria delle strutture della chiesa e del complesso parrocchiale annesso, bisognose, alcune, di rifacimento; altre di urgenti interventi di manutenzione. Problemi dal costo di varie centinaia di milioni. Il tetto in più punti faceva acqua, e fu rifatto; i cornicioni esterni della chiesa cadevano a pezzi, e furono tutti ricostruiti; pari sorte per il campanile che fu riparato.
    La malattia, specialmente negli ultimi quattro anni, aveva impedito a Don Michele di provvedere ai lavori necessari, per i quali era stato sempre attento.
    Ma difficoltà, le più consistenti, si rivelarono nelle varie fazioni createsi in comunità già durante la malattia di don Michele. L'esasperazione dei conflitti suggerì a Don Ignazio di rassegnare le dimissioni nel luglio '79.
   
    Fase di sistemazione
    Il primo luglio prendeva possesso come parroco di S. Giuseppe Don Ubaldo Aruanno, che già da dieci mesi reggeva la parrocchia.
    Non gli fu difficile, ormai, selezionare persone e cose e passare all'impianto di un progetto pastorale parrocchiale moderno che ha dato alla comunità vivacità e vitalità.
    Egli proveniva da lunghi anni di apostolato in Bari-vecchia dove era stato, presso la Cattedrale, vice-parroco. Inoltre, per vari anni era stato direttore diocesano e regionale dell'Ufficio Catechistico. Esperienza sulle spalle ne aveva accumulata parecchia e, perciò, con lo stile che gli e proprio, partì per il suo cammino da parroco.
    Riorganizzò subito le realtà basilari per una parrocchia: la Catechesi, la Liturgia, la Carità, realtà che tuttora vivono l'espressione della comunità.
   
    La Catechesi
    E' impostata su tutto l'arco delle fasce interessate.
    I fanciulli hanno il loro corso settimanale secondo la loro età e secondo i cammini sacramentali che compiono; così anche dai preadolescenti agli adulti tutti, settimanalmente, sono illuminati nel loro cammino di fede. Gli anziani hanno una catechesi quindicinale.
    I catechisti vengono formati con corsi opportuni e scientificamente adeguati, in cui essi devono apprendere dalle scienze bibliche e teologiche a quelle pedagogiche-metodologiche quanto è necessario per catechizzare la Parola di Dio secondo le necessità dei tempi. Inoltre, settimanalmente, vengono seguiti da un competente che coordina, dialoga, giudicano il già fatto, e si va avanti aggiornandosi.
    Vi sono, poi, catechesi speciali che cercano di personalizzare ancora di più il rapporto fede-vita, secondo le particolari esigenze dei vari soggetti. Catechesi pre-matrimoniali per i fidanzati, pre-Battesimali per i genitori e padrini dei battezzandi. Catechesi ai genitori dei fanciulli che si preparano a ricever i Sacramenti di propria pertinenza., affinché tutta la comunità familiare come parte della più grande comunità ecclesiale sia responsabilizzata a conoscere per santificarsi e santificare.
    Si svolge una catechesi quindicinale per le coppie. A nessuno sfugge l'importanza e la necessità di tale catechesi di fronte allo sfacelo delle coppie in crisi o che si sfasciano completamente.
    Il sostegno e l'illuminazione della Parola di Dio e della sua grazia, il confronto con le esperienze delle altre coppie possono positivamente non solo sostenere e irrobustire quelle già ferme, ma chiarire, incoraggiare, confortare e portare a stabilità più ferma le più deboli. Durante l'anno vengono celebrate Liturgie Eucaristiche per le famiglie della Parrocchia.
   
    La Liturgia
    E' l'espressione più vitale di una Parrocchia. perché è la realtà che aggrega il maggior numero di persone. L'Eucarestia è il centro intorno al quale ruota tutto l'Anno Liturgico con i suoi Tempi, le Settimane e ì Giorni.
    Vi è il Gruppo dei Liturgisti che cura il canto, le letture, lo svolgersi stesso delle liturgie.
    La recita delle Lodi sono la parte della liturgia della lode che quotidianamente la Comunità innalza al Signore.
    Settimanalmente si tiene l'Adorazione Eucaristica; mensilmente si ha la celebrazione dell'Eucarestia per i defunti del mese.
    I tempi liturgici particolari vengono curati con speciale attenzione.
   
    Avvento-Natale
    Si prepara la venuta del Signore stimolando la scoperta di qualcosa che si attende, si vuol completare. Purtroppo, si attende Colui che deve venire in tempi in cui si ha tutto (dal punto di vista materiale); si spera nella scoperta che dia la possibilità di suscitare l'attesa che doni quanto ci sfugge di essenziale. Il tutto viene vivacizzato dalla celebrazione liturgica delle novene dell'Immacolata e del Natale.
   
    Quaresima-Pasqua
    La preparazione alla Pasqua ha inizio con la solenne celebrazione dell'imposizione delle S. Ceneri.
    Viene continuata con un'adeguata catechesi infrasettimanale e, ogni venerdì di quaresima, con la celebrazione della Via Crucis.
    La Settimana Santa prende il volume dì tutta la sua dimensione e importanza per la vita nuova in cui tutti i parrocchiani debbono continuamente ritrovarsi se veramente hanno vissuto per la Pasqua.
    A tutte le altre feste liturgiche viene data la relativa importanza, così pure ai mesi dì maggio e di giugno.
    L'Apostolato della Preghiera, in particolare, cura la festa del S. Cuore ed i Primi Venerdì di mese.
   
    La Carità
    L'azione caritativa è divisa tra vari gruppi, per una presenza più capillare di fronte ai bisogni dei fratelli.
    A quelli della Conferenza di S. Vincenzo e di S. Elisabetta, che curano l'assistenza ordinaria, si aggiunge il Gruppo Fratres che, in particolare, cura, ogni prima domenica di mese, la raccolta del sangue dei donatori volontari per soccorrere, tra i più poveri, quanti potrebbero trovarsi nel bisogno. Vi è uno staff medico e paramedico attento per qualsiasi intervento, con tutta gratuità.
   
    Attività culturali ed aggregative
    La comunità parrocchiale in diversi periodi dell'anno pastorale viene convocata per vivere insieme esperienze aggregative, culturali, turistiche, spiritualmente distensive.
    Si tengono concerti, specie in occasione della festa di S. Cecilia, Natale e in altri particolari circostanze. Tavole rotonde su problemi di forte ed immediato interesse.
    In uno dei giorni delle festività natalizie si «gioca» la Tombolata comunitaria nel cinema Esedra; nel periodo invernale si realizza un week-end in località turistica dì montagna e per Carnevale si organizza la festa carnascialesca.